Pan: mito antico, immaginario moderno

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Kerch, hydria, Monaco -Antikensammlungen  inv. 6011 (400-300 a.C.)

Qualche giorno fa ho trovato sul web un articolo di Matteo Maculotti, blogger del sito bambinietopi.it, dal titolo Peter Pan. Appunti sulle origini di un mito moderno. È un interessante approfondimento sulle origini del famoso personaggio delle favole. Ho sempre sostenuto che vi fosse un collegamento con il dio greco Pan e questo articolo mi ha, quindi, particolarmente colpito. Ipotesi plausibile? A voi lettori l’ardua sentenza…

IL DIO PAN: MITO E CULTO

Pan (Πάν) è il dio dei pastori, delle greggi e delle selve, originario dell’Arcadia e figlio del dio Ermes e della ninfa Driope.

È rappresentato come un demone mezzo uomo e mezzo animale, con un’espressione barbuta e il mento prominente, due corna, corpo villoso e zampe e zoccoli di caprone.

È molto agile e dotato nella corsa, nell’arrampicarsi sulle rocce e nel nascondersi tra la selva. Ama i boschi, le sorgenti e riposare all’ombra dei boschi. È pericoloso disturbarlo durante il sonno, pena il terribile panico (termine infatti associato al suo nome) dovuto alle urla terrificanti da lui emesse.

Altra sua caratteristica è l’intensa attività sessuale: egli, infatti, è solito inseguire e abusare di ninfe, fanciulle e giovani ragazzi e, qualora la caccia non dia i frutti sperati, è solito abusare di animali o procurarsi da solo piacere erotico.
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Pan Painter, cratere a campana ARV² 550.1 (500-450 a.C.). Pan insegue un giovane pastore.

 

I suoi attributi sono la siringa (strumento musicale formato da più canne con lunghezze crescenti e tenute insieme da corde o cera e legato al mito della ninfa omonima. Se vuoi approfondire leggi Siringa e il suono delle canne al vento), un bastone da pastore, una corona di pino o un ramoscello di pino in mano.
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La siringa. Foto da treccani.it
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Cratere a campana apulo, Roma – Musei Capitolini inv. 164. Pan, con una siringa nella mano destra, si appoggia ad un bastone.

Il mito narra che nacque di una bruttezza fuori dal comune, tanto che la stessa madre fuggì inorridita al momento del parto. Hermes ebbe però compassione del figlio e lo portò sull’Olimpo, dove fu accolto benevolmente dagli altri dei.

Il suo culto si diffuse a partire dal V secolo a.C. dall’Attica nel resto della Grecia e in Sicilia, ma raggiunse il culmine nell’età alessandrina.

Nell’arte attica del V secolo a.C. era rappresentato con un aspetto ferino e spaventoso, ma poi i caratteri bestiali così eccessivi si attenuarono.
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Hydria, Atene – Museo Nazionale inv. 19500 (400-300 a.C.). Pan è ormai rappresentato interamente come un uomo ad eccezione delle corna, unico elemento animalesco rimasto.
PAN E ROMA
A Roma Pan è identificato con il dio Fauno o con la divinità dei boschi Silvano.
Fauno è il dio protettore delle greggi  e dei pastori.

Considerato come uno dei primi re del Lazio, prima dell’arrivo di Enea da Troia e della fondazione di Roma, e identificato come figlio della maga Circe e successore del re Pico. Il culto era seguito sul Palatino, dove erano localizzate tradizioni religiose antichissime: «partendo dal santuario, collocato in una grotta ai piedi del Palatino, verso il Tevere (il Lupercal), sacerdoti-lupi, vestiti di pelli caprine, facevano il giro della collina, frustando quanti venivano loro a tiro, e specialmente le donne: un esplicito rito di fecondità. Il Lupercal e i riti connessi vennero più tardi collegati con la leggenda dei mitici gemelli allattati dalla lupa.» (F. Coarelli, Roma, Guide Archeologiche Laterza, Roma 2001, p. 156). Questi riti erano definiti Lupercalia e, secondo lo studioso Grimal, erano legati inizialmente al culto di Fauno (Cfr. P. Grimal, Enciclopedia della Mitologia, Garzanti, Milano 2005, p. 279).

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Il Palatino. Foto da Coarelli, op. cit., pp. 154-155
Silvano, spesso considerato lo stesso dio Fauno, è raffigurato come un vecchio ma con la forza di un giovane.

Vive nei boschi sacri, vicino alla città o in aperta campagna.  Il suo culto è legato a quello di Ercole e a quello dei Lari domestici e il mito narra che fu lui a mettere in fuga gli Etruschi sul campo di battaglia al tempo dell’espulsione dei Tarquini.

Nel campo della scultura, ho scelto tre gruppi scultorei particolarmente interessanti:

Pan e la capra.  Gruppo scultorio raffigurante Pan che abusa di una capra, ritrovata nel 1750 nel giardino del peristilio grande della Villa dei Papiri di Ercolano e conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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Pan e la capra. Prima età imperiale. Foto da gettyimages.it

Afrodite del sandalo. Gruppo scultorio, ritrovato a Delo, raffigurante Afrodite che brandisce una pantofola nella destra per difendersi dal corteggiamento serrato di Pan che le afferra il braccio con cui lei cerca di coprirsi il ventre. In aiuto della dea vi è il figlio Eros che cerca di allontanare Pan spingendolo dalle corna.

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Afrodite del sandalo. 100 a.C. circa. Foto da piccoloaigialos.blogspot.it

Pan e Dafni. Gruppo scultorio, opera dello scultore Heliodoros di Rodi, raffigurante Pan che insegna al giovane pastore Dafni a suonare la siringa.

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Pan e Dafni. II secolo a.C. Foto da mora.sns.it
DA PAN A PETER PAN (?)

Come scritto nell’introduzione, la mia ipotesi è che il personaggio di Peter Pan derivi dal dio Pan.  M. Maculati, nel suo articolo precedentemente citato, afferma:

«La figura di Peter Pan è poi connessa per molti aspetti alla divinità greca cui fa esplicito riferimento il suo nome. Come il dio Pan, creatura per metà umana e per metà caprina nata da Ermes e dalla ninfa Driope, anche Peter Pan ha una natura ibrida e duplice (in The little white bird è definito mezzo bambino e mezzo uccello), è associato alla natura e alle foreste ed ha subìto un precoce abbandono da parte della madre. Alcuni attributi di Peter Pan – il flauto e la capra che cavalca – richiamano immediatamente l’antica divinità greca; altri motivi legati alla sua figura, come ad esempio il ruolo di oscuro messaggero nelle case dei bambini o quello di psicopompo incaricato di accompagnare i bambini morti verso l’aldilà o verso Never Land, testimoniano inoltre di una sua natura ermetica.»

Lo scrittore, dunque, è del mio stesso parere.

Certo, immaginare Peter Pan sessualmente attivo che insegue Campanellino o Wendy o persino un giovane pirata di bell’aspetto è alquanto inquietante, ma ogni personaggio tratto dal mito e trasformato in protagonista di una fiaba o in cartone animato è prima epurato da qualsiasi aspetto negativo e insignito di valori umani e positivi. Un esempio è il cartone animato Hercules: sfido chiunque nel dire che uno che, come narra il mito, uccide moglie e figli sia da considerare un buon esempio di vita!

Di certo Peter Pan non sarebbe entusiasta delle sue origini da me ipotizzate… ma in fin dei conti essere un dio, amato da tutti, e vivere libero nei boschi con fate e spiriti benevoli non mi sembra così tanto male… non trovi?

Chissà cosa ne penserebbe Peter Pan…

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N.B. Tutte le immagini dei vasi di questo articolo sono tratte dal Beazley Archive

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2 commenti

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