Penthesilea e l’amor mancato

penthesilea tondo

ARV² 879.1. Foto da Archivio Beazley.

“Perché hai scelto questo vaso come immagine simbolo del tuo sito web?”

Ecco perché…

La kylix a figure rosse ARV² 879.1 è opera del Pittore di Penthesilea, datata al 465-450 a.C. e conservata all’Antikensammlungen di Monaco, inv. 2688.

La decorazione presenta, su entrambi i lati, giovani in armi, vestiti di clamide e petasos, elmo e schinieri, e cavalli. Sul lato A è presente l’iscrizione hο παι(ς)|καλο(ς) [il ragazzo è bello].

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ARV² 879.1. Lato A e B. Giovani in armi. Foto da Archivio Beazley.


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ARV² 879.1. Lato A, particolare con iscrizione ho pais kalos. Foto da Archivio Beazley.

Nel tondo interno, una scena di Amazzonomachia nella quale Achille colpisce a morte Penthesilea, regina delle Amazzoni. Ai lati della scena, sono presenti un guerriero greco e un’Amazzone.

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ARV² 879.1. Tondo interno, Penthesilea e Achille. Foto da Archivio Beazley.

Ma chi era Penthesilea e cosa raffigura la scena?

Apollodoro scrive: «Pentesilea, figlia di Otrera e Ares, uccise involontariamente Ippolita e venne purificata da Priamo; quando poi si scatenò la battaglia abbatté molti nemici, tra i quali Macaone, ma venne infine uccisa da Achille, il quale s’innamorò dell’Amazzone dopo averla vista morta e uccise Tersite che si beffava di lui.» [Apollod. Epitome 5.1; Trad. it. G. Guidorizzi].

Era, quindi, la regina delle Amazzoni succeduta alla sorella Ippolita, involontariamente trafitta con una lancia durante la caccia ad un cervo. Era una grande guerriera che faceva strage di nemici e partecipò alla Guerra di Troia, città dove giunse per essere purificata dal re Priamo per l’uccisione della sorella. Qui si scontrò con Achille, che si innamorò di lei dopo averla vista. Tersite, un vile impudente, prese in giro l’eroe per questi sentimenti e pagò a caro prezzo quest’affronto.

Due grandi personaggi, uno sguardo fugace, un amore mancato…

Soffermiamoci adesso sul vaso, apprezziamone insieme la complessità artistica e il pathos: lo sguardo della donna pietoso e malinconico, le sue mani che afferrano il petto dell’assassino, una blanda difesa di fronte all’inevitabilità della morte, lo sguardo ancora imperturbabile di Achille e la brutalità dirompente di quella spada, non del tutto conficcata nel suo seno, essa stessa silenziosa protagonista.

Si percepisce la tragedia che si sta compiendo, siamo spettatori di questo straziante momento in cui eros e thanathos compiono la loro eterna danza…

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ARV² 879.1. Tondo interno, particolare. Foto da Archivio Beazley.

L’inevitabile morte è suggellata anche dalle vesti e accessori: Penthesilea è disarmata, indossa una semplice clamide, una splendida e ordinata acconciatura finemente realizzata e un orecchino, un gioiello che non ci si aspetterebbe di certo su un campo di battaglia. Penthesilea è donna, è la Donna, una guerriera indomabile ma che non nasconde ed è fiera della sua femminilità. Achille, invece, è rappresentato secondo il classico schema del vincitore glorioso, nella quasi totale nudità eroica, con solo indosso elmo, scudo, schinieri, mantello riverso e spada. La tensione dei muscoli, lo sguardo glaciale, un grande eroe costretto nello stretto spazio che un tondo interno di una coppa impone. Una fierezza, tuttavia, non piegata ma manifesta e che ben presto si trasformerà in dolore e compassione.

Facile è l’accostamento mentale alla classica scena in cui un uomo spezza il cuore della donna ormai non più amata, della superiorità maschile su una donna il cui posto non dovrebbe essere il campo di battaglia, ma è molto di più: si sottolinea, a mio parere, come chiunque, anche il più celebre degli eroi, non può nulla contro la forza dei sentimenti (non solo l’amore, ma anche compassione, malinconia, tristezza e ira, come poi si vedrà con la punizione di Tersite).

L’orgoglio eroico cederà presto il passo alla consapevolezza del fallimento. Vincere una battaglia, ad armi impari tra l’altro, non vuol dire vincere la guerra e Achille lo capirà solo troppo tardi.

La maestria dell’artista, poi, la raffinatezza del disegno, i dettagli  (splendidi, ad esempio, l’orecchino di Penthesilea e la decorazione dell’elmo di Achille o il fodero della spada), la varietà cromatica (come nel mantello dei Greci nei lati principali), fanno di questa kylix una delle coppe più straordinarie mai prodotte e giunte fino a noi.

Questa è la potenza dell’arte, questo è perché io studio e vivo di iconografia e ceramografia greca…

Leggiamo, infine, cosa il grande studioso A. Giuliano scrive a proposito di questo vaso:

«Achille immerge dall’alto la spada nel torace di Penthesilea. Gli sguardi dei due si incontrano per la prima e l’ultima volta. E se l’eroe è tutto protetto dalle sue belle armi e lo scudo sembra contenere il suo sforzo, l’amazzone e coperta solo da una clamide. A sinistra, sullo sfondo, un greco con lancia e spada si allontana, a destra un’amazzone morente, si distende: le mani strette l’una all’altra, la tunica ricamata.

Il mito aveva narrato dell’unico incontro tra Achille e la regina delle amazzoni, esso era stato reso in ceramica da personalità eccezionali ma in questo caso la scena assume un valore disperato di intesa tra i due protagonisti e si grava di un senso di incombente malinconia. La composizione, resa con tecnica preziosissima, dipende da quella di una megalografia».

Sorrido, chiudi gli occhi e penso:

“Perché hai scelto questo vaso come immagine simbolo del tuo sito web?”

Ecco perché.

A. R.

***

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8 pensieri su “Penthesilea e l’amor mancato

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