Età arcaica

Nella prima metà del VI secolo a.C. notiamo una forte concorrenza tra le ceramiche corinzie, di più antica e consolidata tradizione tecnica, e quelle attiche.

Nella seconda metà del secolo, invece, la fortuna delle prime si esaurisce e rimane circoscritta all’ambito locale, mentre il mercato del Mediterraneo è conquistato dai pittori attici.

CORINTO

La cronologia:

Stile transizionale (TR) 630-620 a.C.

Stile corinzio antico (CA) 620-590 a.C.

Stile corinzio medio (CM) 590-570 a.C.

Stile corinzio tardo (CT) 570-550 a.C.

N.B. Solo i più esperti sono in grado di distinguere le differenze di stile tra questi elencati, ma possiamo dire che in termini generali l’evoluzione consiste in una progressiva diminuzione dell’accuratezza e nel numero dei dettagli, resi con mano sempre più sciatta e trascurata, nella diversa forma dei riempitivi (es. le rosette prima ben delineate adesso diventano macchie informe) e in mutamenti di carattere morfologico.

Stile transizionale

Segna il passaggio tra lo stile protocorinzio e lo stile corinzio.

i ritmi di produzione delle ceramiche crescono visibilmente, con un incremento accentuato tra la fine del VII e i primi anni del VI secolo a.C.

Gli elevati ritmi di fabbricazione, imposti dalle richieste del mercato, trasformano un manufatto precedentemente dipinto con accuratezza e ricercatezza (Stile protocorinzio) in un prodotto che solo eccezionalmente supera il livello del buon artigianato e che ripropone stanchi e monotoni repertori di fregi animalisti, nei quali il pittore dà indubbia prova di perizia ma anche di disinteresse per nuovi spunti narrativi.

Argilla:

  • il colore dell’argilla resta chiaro, nelle tonalità del giallo e del verdoni
  • fine e molto depurata

 

Forme:

Sono presenti aryballos sferico, alabastron, olpe, oinochoe, lekithos, kotyle, coppe, contenitori di olii e unghenti.

 

Decorazione:

  • prosegue nella tecnica a figure nere, con sovraddipinture in paonazzo, giallo e bruno, alternandosi eventualmente alla vecchia tecnica della linea di contorno
  • il repertorio orientalizzante dei fregi animalisti continua a essere riproposto con un intento puramente decorativo
  • disinteresse per nuovi spunti narrativi.

I pittori sono una decina in tutto.

 

Stile corinzio antico

Le forme sono aryballos, alabastro, golpe, oinochoe, kotyle, pisside.

La decorazione:

  • il patrimonio iconografico è quello di età orientalizzante (grifoni, sfingi, sirene, felini, uccelli con testa di pantera o che avanzano o in posizione araldica o in fila, capridi, cinghiali, galli, cigni, volatili, gorgoni)
  • episodi mitici legati spesso a eroi del ciclo troiano e tebano, identificabili solo grazie alle didascalie.
  • sui contenitori per il profumo compare una iconografia nuova: i comasti (figure maschili di danzatori, con sedere e pancia imbottiti, raffigurati in gruppi di danze rituali).

Stile corinzio medio

Le forme sono aryballos, alabastro (5-9 cm), unguenti monumentali (18/20-30 cm) aventi ormai la funzione di oggetti di prestigio, coppe e crateri.

La decorazione:

  • spesso raffinata
  • si estende in alteza, disponendosi entro fileti, con ala tendenza a occupare tutta la superficie a disposizione, ricorrendo spesso a un tappeto di riempitivi
  • saghe di dei, eroi del mito tebano, troiano e di Odisseo.
  • rappresentazioni di genere: partenza di guerriero, marce di opliti e di cavalieri, scene atletiche, caccia, mestieri, banchetti e comasti.

Stile corinzio tardo

Si intravedono tentativi di svecchiamento da parte dei pittori più virtuosi: si concentrano nella decorazione di vasi di grandi dimensioni (crateri a colorente e anfore) che possono rivaleggiare per monumentalità delle scene figurate con i vasi attici. Talvolta anzi, con esplicita imitazione del prodotto ateniese, sulla superficie giallina del vaso corinzio viene steso un ingobbito rosso che si avvicina al colore del corpo ceramico attico.

Interessante è la produzione di crateri a colonnette, spesso destinati ad acquirenti etruschi, decorati con fregi di cavalieri, duelli di opliti, scene di ornamento, scene di partenza, cortei nuziali e banchetti.

ATENE

Il numero dei vasi firmati è relativamente esiguo e in realtà conosciamo poche firme di pittori (il cui nome era seguito dalla parola ἔγραψεν, egrapsen/disegnò), mentre sono più numerose quelle dei vasai (il cui nome era seguito dalla parola ἐποίησεν, epoiesen/fece).

a) PRIMA METÀ VI SECOLO a. C.

Tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C., i ceramografi ateniesi acquistarono progressivamente familiarità con la tecnica a figure nere. Si esercitano nel graffito e nei ritocchi in paonazzo, mostrandosi quindi sensibili alla moda corinzia. La tecnica è, quindi, caratterizzata da figure costituite da silhouttes nere sullo sfondo rosso dell’argilla, i dettagli sono resi con una punta metallica o di osso che incide i particolari con la sovrapposizione di colore rosso paonazzo o di bianco*.

Fondamentale per una corretta datazione è l’esame della forma del vaso, che subisce variazioni nel tempo, fino a diventare canonica nel V secolo a. C.

Tra il 585-570 a.C. compare la produzione di coppe attiche con comasti, danzatori nudi o vestiti di tuniche rosse che si percuotono i glutei e si agitano, in maniera simile alla tradizione iconografia corinzia. Compare anche la forma della kylix (coppa) con orlo distinto, vasca larga e piatti, alto piede a fusto, che diventerà poi nella produzione attica la forma potoria per eccellenza.

Nel 575-550 a.C. compaiono le coppe dette di Siana (il nome deriva dalla località di Rodi dove furono rinvenute per la prima volta), accolte con favore a Corinto e nell’Occidente greco.

Nel 560-515 a.C. è adottato un nuovo tipo di coppa, la cosiddetta coppa di Gordion. Le coppe più caratteristiche sono quelle con una decorazione figurata compresa tra le anse e nel tondo centrale e quelle con la decorazione sul labbro. Tale pittura è definita “dei piccoli maestri”, per il tono miniaturisti della decorazione. I soggetti prediletti sono animali e lotte fra di essi, scene di caccia reale o mitica, scene di vita reale, scene di guerrieri, divinità ed eroi. Alcune volte le coppe sono decorate da protomi, altre volte con  motivi vegetali stilizzati o da iscrizioni.

A partire da questa prima del VI secolo a.C. ha inizio la produzione delle anfore panatenaiche. Sono anfore alte 60-70 cm, destinate a contenere olio e date in dono ai vincitori delle panatee (clicca qui). Sono sempre dipinte con la tecnica a figure nere e la loro iconografia è canonica: su un lato Atena combattente e l’iscrizione «dalle gare [che si tengono] ad Atene» e sull’altro la rappresentazione di una gara (la disciplina nella quale l’atleta era stato vincitore). La caratteristica di queste anfore è che verranno prodotte fino i età ellenistica e sempre nella tecnica a figure nere.

Entro questa prima metà del secolo la tecnica a figure nere viene completamente acquisita e grande è il successo commerciale della produzione vascolare. Via via si prendono  le distanze dagli insegnamenti della ceramica corinzia e poco a poco le decorazioni zoomorfe e fitomorfe vengono relegate alle parti secondarie del vaso . Si nota ancora, tuttavia, una certa caoticità nella composizione delle scene figurate.

b) SECONDA METÀ VI SECOLO a. C.

Questo è un periodo di grande fervore artistico e la produzione e il commercio si espandono sempre più. È una fase di grande sperimentazione tecnica: tra gli esperimenti vi è l’applicazione di una vernice che conferisce alla superficie ceramica una brillante tonalità rosso corallo o la campita di figure interamente in bianco su vernice nera con graffiti che lasciano intravedere il fondo nero e non quello dell’argilla (tecnica di Six).

Intorno al 530 a.C. fu sperimentato un nuovo sistema di decorazione vascolare, detto “a figure rosse”, che consisteva nel dipingere di nero il fondo del vaso, nel realizzare le figure sul fondo risparmiato dell’argilla, e nella resa dei particolari interni delle figure con linee sottili in nero e non più graffiti. Il metodo consente una resa più particolareggiata e realistica dell’anatomia e dei panneggi. È ammessa una coloritura diluita dei particolari anatomici, del drappeggio e delle chiome.

Essa si diffuse rapidamente, assumendo il predominio su tutta la produzione vascolare attica, ma i vasi a figure nere continueranno ad essere prodotti per almeno un cinquantennio (sino in età ellenistica con le anfore panatenaiche)**.

I pittori che nel venticinquennio 520-500 a.C. portarono tale tecnica ad un livello qualitativo unico sono definiti dal Beazley “Pittori Pionieri”. Essi articolavano le figure nello spazio, diluivano o condensavano la vernice, arricchivano o schematizzavano il repertorio decorativo.

Al venticinquennio 525-500 a.C. risalgono i pittori di coppe di Iª generazione: le composizioni diventano più complesse, è dipinto anche il tondo interno e all’esterno più figure si articolano in scene.

Grande è la ricchezza iconografica: soggetti divini, eroi, corteggiamento omoerotico, atleti, simposi, scene di vita quotidiana.

Fondamentale per una corretta datazione non è più lo studio delle forme vascolari, ormai divenute canoniche, ma è l’esame stilistico delle figure.

 

SPARTA

Distinguiamo tre fasi:

  1. Stile laconico I (650-620 a.C.). Le fabbriche assumono notevole autonomia.
  2. Primo stile a figure nere o Stile laconico II (620-580 a.C.). Si adotta la tecnica a figure nere e l’incisione e tra le forme spiccano la lekaina, la kylix, il piatto, il calice, il cratere, la pisside e l’olpe.
  3. Secondo stile a figure nere o Stile laconico III (580-550 a.C.) e IV (550-525 a.C.).

 

GRECIA ORIENTALE

La produzione è estremamente ricca, con pareti sottili (i vasi sono leggerissimi), una vernice nera lucente e una autonomia formale spiccata.

 

Bibliografia:

G. Delle Ponti, Il Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce, in E. M. Juliis, Archeologia in Puglia, Adda Editore, Bari 1983, p. 7

A. Giuliano, Storia dell’arte greca, Carocci 2008, pp. 167-199

G. Bejor – M: Castoldi – C: Lambrugo, Arte greca. Dal decimo al primo secolo a.C., Mondadori 2013, pp. 143-170

Se vuoi approfondire ti consiglio la lettura della voce “Vasi attici” dell’Enciclopedia dell’Arte Antica (clicca qui).